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Le Esperienze ferite nel bambino e l’infanzia negata

Infanzia: luogo di luci ed ombre, cantilene, girotondi, profumo di borotalco e vaniglia.
Infanzia: cammino verso la crescita, verso l’autonomia, il senso di sé, il progetto di vita.
Momento in cui si radicano o sradicano paure, nebbie.
Il cielo stellato disegnato con il papà sotto il soffitto della propria cameretta o cieli bui e solitari che si possono illuminare, poi, in una camera di terapia.
Molti scrittori parlano dell’infanzia come il verde giardino, molti anelano all’infanzia perduta.
L’infanzia perduta, partiamo da questa condizione agognata o sofferta.
Se l’infanzia è ben “accompagnata” non andrà mai perduta.
E al contempo se l’infanzia non è un periodo vissuto serenamente ne rimarranno cicatrici indelebili impresse nell’organismo.
Quindi non l’infanzia perduta ma l’infanzia negata.
L’importanza di questo periodo risiede nel poter vivere quelle necessarie Esperienze di base (prof. Luciano Rispoli) che ci proiettano in un adulto sano, equilibrato, efficace, sereno, capace di “andare nel mondo e viaggiare nella vita”.
Il bambino viene al mondo, un primo vagito per dire: “eccomi a voi genitori, fratellini o sorelline, zii, nonni, cugini, adulti, eccomi a voi che mi aspettavate o non mi aspettavate“.
Io ho già un mio corredo biologico, io ho già i miei Funzionamenti, che grazie a voi si svilupperanno, incrementeranno oppure si arresteranno, bloccheranno.
In base all’ambiente che mi circonderà potrò sviluppare la mia capacità di affidarmi, di avere contatti positivi, di realizzarmi, di mantenere la mia tenerezza, di essere vitale, di stupirmi e meravigliarmi, di gioire e giocare.
Io sono già pronto per esercitare la mia forza, l’ho fatto già venendo al mondo, ho spinto con la mia testolina, continuerò a farlo spingendo con le mie braccine quando non vorrò più altra quantità di pappa o quando mi allontanerò più da grande; giocavo già nella pancia della mamma, continuerò a giocare; me ne starò tranquillo nella mia culletta divagando con gli occhi un po’ persi e continuerò da grande a starmene un po’ perso senza l’obbligo di dover fare attività continue; da grande mi prenderò sane pause e disattiverò, di tanto in tanto, i miei muscoli, la mia attenzione e la mia concentrazione se me lo consentirete da ora. Continuerò a saper respirare come ora, di pancia, con il diaframma, in stato di calma, se non avrò molti motivi, durante questo mio cammino di bambino, di ansie e paure.
Sono già capace di mie piccole autonomie, se mi darete la possibilità andrò sereno per il mondo affermando le mie idee senza timori e senza colpa; la mia assertività è già presente ora che sono morbido, piccolo e paffutello, lo sarò da grande senza rabbia e senza dispetto. Questi e ancora altri Funzionamenti ho già portato con me nascendo; se mi aiuterete senza troppi inceppi io sarò un adulto sano e sereno, ma se sarò ostacolato, (lo comprendo, senza neanche colpe da parte vostra), io avrò meno capacità e più fardelli, avrò sintomi o carenze, alterazioni o patologie“.
Caro ambiente, cari genitori e adulti, che oggi, alla nascita, mi accogliete con coccarde rosa o azzurre, con lacrime di gioia e candidi vestitini di pizzo, bavaglini colorati e pupazzetti morbidi, carillon che suonano nenie e ciucciotti, vi chiedo di essere attenti alle Esperienze Basilari che insieme a voi attraverserò”.
“Tenetemi bene tra le vostre braccia, datemi attenzione, protezione, comprensione, valorizzate in maniera equilibrata ciò che faccio in modo che io possa spiccare un volo realistico; fate incantare i miei occhi nel vuoto senza dirmi di tornare subito ai compiti, fatemi scatenare e saziare nel movimento altrimenti da adulto farò molti più danni di quelli che un bambino, che gioca sereno e corre all’aria aperta, può fare”.
“Non impartitemi differenze tra ruoli maschili e femminili, se sono un maschietto e mi commuovo non ditemi che sono una -femminuccia-, ho solo la mia tenerezza che non ha sesso, e se invece porto il fiocchetto rosa tra i capelli non chiamatemi -maschiaccio- perché rido a squarciagola e sembro scomposta, sto solo allentando il controllo altrimenti da adulta potrei avere ansia e tensioni.

Forse anche voi, cari adulti, dovreste ritornare alla vostra infanzia, ritrovare con essa un collegamento per guardare a quando e quanto eravate più sani nei vostri Funzionamenti, come io oggi nei miei, e spero di conservarli nel futuro come capacità piene e sane.

 

Liberamente ispirato al libro di L. Rispoli “Esperienze di base e sviluppo del Sé”
Ed. Franco Angeli 2004

AUTHOR - Rosa Iannone

Psicologa e Psicoterapeuta Funzionale. Ha una lunga esperienza in attività clinica e in psicodiagnosi. Collabora con la Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale. Da anni si occupa delle patologie collegate allo stress cronico, nella comprensione, prevenzione e trattamento. Ha approfondito l'argomento attraverso studi, ricerche e partecipazione a congressi internazionali in cui è stata anche relatrice. Didatta di materie psicologiche e di psicoterapia. Riceve a Napoli e Foggia.